“Con The Children for Peace ho scoperto una vera e propria famiglia” Piero Piazzi, l’agente delle top model, racconta perché ha bisogno di aiutare gli altri.

Una vita “al massimo”, quella di Piero Piazzi. Una vita passata tra Milano, Parigi, Londra e New York prima da modello, poi da agente e scopritore delle modelle più importanti e, infine, oggi da presidente worldwide di Women Management, celebre agenzia di modelle del gruppo Elite World. Tra uno shooting e una sfilata, però, Piero ha sempre trovato il modo di dedicarsi agli altri, fino ad arrivare a Gulu, in Uganda, come Ambassador di The Children for Peace.

C’è un elemento comune tra un lavoro che la pone in costante contatto con la bellezza e l’aiutare gli altri? Forse si è sempre sentito particolarmente fortunato per la sua vita?

Non penso ci sia nessun nesso tra il mio lavoro e ciò che faccio nel privato. Sono sempre stato vicino alle diversità e ai meno fortunati di me sin da piccolo ,quando giocavo con i bambini down o regalavo i miei giocattoli.Come dico sempre… io sono fatto così e credetemi che per me è anche un sano egoismo dare agli altri. Io sto bene quando vedo gli altri essere felici per qualcosa che ho fatto per loro.Mi sento molto fortunato per essere nato dove sono nato e nella famiglia che ho avuto. Penso spesso che sarei potuto nascere in Africa o cieco o handicappato.Tutti noi abbiamo il dovere di rendere la vita più facile a chi l’ha avuta meno della nostra, in fondo camminiamo tutti sulla stessa terra.

Nel ’96 lei ideò l’iniziativa benefica Anche le modelle hanno un cuore. Cosa le rimane di quell’esperienza e dei Convivi? La moda può veramente fare del bene in modo concreto?

L’esperienza del ‘96 è e rimane la cosa più bella che abbia fatto grazie al mio lavoro e ha un posto speciale nel mio cuore. Le modelle più famose al mondo donarono il cachet di una loro sfilata ad Anlaids e il tutto culminò con una meravigliosa serata ad offerta a cui parteciparono tutti i personaggi più importanti della moda. Le spese furono minime e alla fine riuscii a dare ad Anlaids 400 milioni di vecchie lire! Ho sempre utilizzato il mio lavoro per creare qualcosa per gli altri e così faccio ora.

 

Lei ha sempre sostenuto le campagne di sensibilizzazione dell’Anlaids. A che punto siamo oggi, secondo lei, nella prevenzione contro l’Hiv?

Purtroppo da quando l’Aids è diventata una malattia con la quale si può vivere i giovani pensano che con una pillola al giorno risolvi tutto e tra loro non c’è assolutamente la coscienza per affrontare la prevenzione. Non si vedono più campagne di sensibilizzazione a questa patologia e ciò non è assolutamente giusto, come se tutto fosse passato o mai esistito.

Perché ha scelto di diventare Ambassador di The Children for Peace?

Da sempre sono attivo nella lotta contro ogni tipo di discriminazione, ma mi mancava il vero “fare” qualcosa, dopo i tanti anni trascorsi come volontario per le malattie infettive negli ospedali.Diverse Onlus conosciute mi avevano chiesto di diventare Ambassador, uno dei tanti. Conoscendo The Children for Peace, grazie al mio amico Massimo Leonardelli che ne è Presidente Italia, ho scoperto una vera e propria famiglia fatta di poche persone e senza stipendi da pagare all’interno della Onlus. Il che vuol dire che le donazioni sono usate esclusivamente per aiutare i casi presi in carico. Il recente viaggio a Gulu in Uganda mi ha confermato ciò che già pensavo su questa organizzazione: il fatto che ogni caso viene valutato e seguito personalmente.Non vedo l’ora di partire per tanti viaggi ancora…